Per molto tempo ho pensato che la mia fosse la storia di uno finito quasi per caso nella vendita, e poi nel marketing. Oggi ho capito perfettamente che non è così. La vendita era il contesto. Il marketing era il contesto. Ma il cuore è sempre stato uno solo: capire le persone prima di proporre loro qualcosa.
Ero un ragazzino timido e introverso. E il primo lavoro che ho scelto è stato il più difficile possibile per uno così: assicuratore, porta a porta.
Volevo mettermi alla prova. E ho pensato che prendere, letteralmente, centinaia di porte in faccia fosse la cura migliore.
Da lì in poi, nella vendita, ho fatto quasi tutto: porta a porta, telemarketing, commerciale, dipendente, in proprio.

"Col tempo ho creato il mio stile. Ho capito che il mio ruolo non era convincere qualcuno a comprare. Era comprendere qualcuno abbastanza bene da sapere se, e come, potevo davvero essere utile."
La vendita mordi e fuggi l'ho provata. Non funzionava per me. E nemmeno per i clienti.

Quando internet non era ancora quello che conosciamo oggi, con un gruppo di amici ho aperto un sito dedicato al gaming. In un paio d'anni siamo arrivati a 11.000 visite al giorno. Nessuno di noi aveva mai fatto niente del genere. Avevamo iniziato solo per condividere la nostra passione con gli amici della nostra piccola provincia toscana.
Da lì ho imparato cosa significa creare contenuti che le persone vogliono leggere, gestire una community vera, costruire relazioni online che reggono nel tempo.

Anni dopo, quando crescere in modo organico su Facebook era ancora possibile, ho creato alcune pagine. Alcune sono esplose: post che arrivavano a 2 milioni di persone. Ogni volta che succedeva, studiavo il perché. Cercavo i pattern.
Senza saperlo, stavo già ragionando come oggi chiamerei un growth hacker. Stavo imparando ad ascoltare i dati, a leggere le persone su scala.
Mi mancava ancora un pezzo: non sapevo come trasformare tutto questo in un lavoro vero. Solo pochi anni dopo avrei capito che nella vendita, online e offline, i principi sono gli stessi: cambiano solo gli strumenti con cui li applichi. Ed è stata la svolta.
Il primo tentativo di costruire un business digitale tutto mio è stato un fallimento. Vendita di prodotti fisici online, seguendo consigli che sembravano promettenti e si sono rivelati vuoti. Ci ho rimesso tempo e soldi, e ho imparato una lezione che ancora oggi guida il mio modo di lavorare: diffida di chi vende scorciatoie.
Da quel fallimento è nata la cosa giusta. Avevo studiato le dinamiche della vendita online abbastanza da capire una cosa semplice: i principi sono gli stessi della vendita offline.
Avendo passato anni nella vendita vera (passami il termine), conoscevo già le difficoltà di chi deve vendere un prodotto o un servizio. Le vivevo in prima persona. Avrei potuto essere io stesso un cliente.

"Ho creato un primo mini-corso per venditori. E non mi sono limitato a scrivere i contenuti: ho costruito da solo tutto quello che serviva per farlo funzionare (pagine di vendita, email, pubblicità, automazioni). Quasi senza rendermene conto, stavo costruendo un business digitale che lavorava 24 ore su 24."
Da lì le cose hanno iniziato a girare. E proprio da quei clienti sono arrivate le prime richieste: "Antimo, ti andrebbe di occuparti del mio marketing?". È stata una svolta che non avevo previsto.
Oggi mi occupo di marketing digitale a tutto tondo: strategia, contenuti, advertising, automazioni, email. Ma se dovessi spiegare in una riga cosa mi distingue, non sarebbe l'elenco di queste competenze.
Sarebbe questo: parto sempre dalla persona che ho davanti, non dallo strumento che conosco meglio.
Ogni consulenza che faccio nasce da una domanda, non da un pacchetto preconfezionato: dove sei tu, oggi? Da lì si costruisce tutto il resto.
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Non sono il tipo che condivide ogni dettaglio della propria vita online. Ma amo condividere quello che mi appassiona. Se ci incontreremo offline, qui trovi qualche spunto per una buona chiacchierata.